Intervista con Monica D’Ascenzo, Diversity & Inclusion Editor

Il suo blog “multiforma” del Sole 24 Ore ha compiuto dieci anni il 15 febbraio 2026: “Alley Oop – L’altra metà del Sole” dedicato alla diversity è – ed è stato fin da subito – un progetto coraggioso, con grinta e cuore. Monica D’Ascenzo ha pensato ad un nome che “evocava una particolare giocata nel basket: un assist, un passaggio decisivo perché qualcun altro possa andare a canestro” si legge online: “É rimasta questa l’idea di fondo del nostro percorso: creare le condizioni perché il talento, quando esiste, possa esprimersi. Senza barriere. Senza etichette imposte. Senza gerarchie invisibili. Senza pregiudizi”. Monica D’Ascenzo è giornalista finanziaria de Il Sole 24 Ore dal 2001, oggi fa parte della redazione Finanza & Mercati ed è stata nominata Diversity & Inclusion Editor del gruppo. In precedenza, ha lavorato nelle redazioni di Ventiquattrore.tv, dell’agenzia stampa Radiocor e del settimanale Moda24. All’estero ha condotto il programma finanziario della mattina di Bloomberg Tv nella redazione di Londra. Come autrice ha firmato “Cinque anni di private equity in Italia” (Egea, 2004); “Sms” (L’Airone Editrice – Gremese, 2006); “ Donne sull’orlo della crisi economica ” (Rizzoli, 2009) scritto a quattro mani con Giada Vercelli e premiato dall’Associazione per lo Sviluppo economico (Ape); “ Fatti più in là. Donne al vertice delle aziende: le quote rosa nei Cda ” (Gruppo 24 Ore, 2011); “ Oltre frontiera. Le imprese italiane alla conquista del mondo ” (Gruppo 24 Ore, 2016), “Gameday – Perché le ragazze devono imparare a correre dietro a un pallone” (Gribaudo, 2022), Ragazze dell’Europa (Gribaudo, 2022), Mamme d’Italia (Gruppo 24 Ore, 2025) e il libro illustrato per bambini “ Palmiro, cosa farai da grande? ” (Valentina Edizioni, 2011). Una carriera orientata a distruggere le barriere per costruire ponti culturali, in grado di traghettarci in una società più inclusiva, per tutti e tutte. Su Alley Oop scrive: “Oggi, nel celebrare questi dieci anni, non guardiamo solo al percorso fatto. Guardiamo alla responsabilità che abbiamo davanti: continuare a tenere alta l’attenzione sui diritti in Italia; offrire uno spazio in cui le differenze non siano amplificate come conflitto, ma riconosciute come ricchezza; stimolare istituzioni, mondo della formazione, imprese a leggere la diversità come leva strategica”.

Che miglioramenti hai generato con il tuo lavoro? (Alice, 10 anni, dal progetto “Anche noi Reporter!” )

È una domanda molto impegnativa. Innanzitutto, spero davvero di aver generato in quasi 30 anni di professione giornalistica un miglioramento. Nel mio percorso professionale ho cercato di contribuire a un cambiamento culturale nel modo in cui vengono raccontati l’economia, il lavoro e la società in generale. Come Diversity & Inclusion Editor del Sole 24 Ore e attraverso Alley Oop – L’altra metà del Sole, ho lavorato per ampliare lo sguardo del nostro lavoro quotidiano, includendo temi, esperienze e voci che in passato erano marginali o poco rappresentate. Il miglioramento più significativo è stato creare uno spazio riconosciuto e autorevole di riflessione sulla diversità e sull’inclusione, favorendo un dibattito pubblico più consapevole e contribuendo a rendere questi temi parte integrante dell’agenda economica e sociale.

Come esprimi la tua immaginazione e la tua creatività? (Domanda estratta da “L’Età di mezzo” progetto Pilota Reggio Emilia)

La cosa in assoluto che mi appaga di più è avere idee. E per avere idee ho bisogno di imparare sempre e in ogni occasione, di lasciare spazio libero al mio cervello anche annoiandomi, di conoscere persone nuove, di ascoltare e guardare, di lasciarmi attraversare dalle esperienze. La creatività, nel mio lavoro, si esprime soprattutto nella capacità di individuare nuove angolature narrative e di connettere ambiti apparentemente distanti, come economia, diritti, cultura e vita quotidiana. Immaginazione significa anche pensare a nuovi formati editoriali, a linguaggi accessibili e a modalità di racconto che rendano comprensibili e rilevanti temi complessi. Alley Oop nasce proprio da questo esercizio creativo: immaginare un luogo editoriale che potesse tenere insieme informazione rigorosa e attenzione alle persone. Quando è partito il progetto l’ho definito un laboratorio e a distanza di 10 anni resta ancora così.

Hai un’amica o un amico diverso da te? Che cosa vi distingue? (dal libro-progetto “Volo con te”)

Io non ho un’amica o un amico uguale a me. Tutte le persone che frequento nel privato e nella mia professione sono diverse da me, chi per un aspetto chi per un altro per età, provenienza, esperienze di vita, percorso di studi, origini familiari, origini geografiche, passioni e punti di vista. Questo mi aiuta a mettere in discussione le mie certezze e i miei stereotipi (perché tutti ne abbiamo), ad affinare uno sguardo più aperto sul mondo, a rimanere in ascolto. E anche da qui nascono le idee che poi porto nel mio lavoro.

Se potessi tornare indietro, sceglieresti ancora questo lavoro? (Francesca, 12 anni, dal Progetto 1, 2, 3, Storia!©” | Libricino dei mestieri 2025)

La prima volta che ho detto che volevo fare la giornalista è stato una sera a cena con la mia famiglia. Avevo 12 anni e forse non sapevo neanche esattamente di cosa stessi parlando. Mi sono sperimentata negli anni in giornalini scolastici, fanzine, programmi radio iniziando già durante la prima liceo. Poi nel corso degli studi mi è stato detto che fare la giornalista sarebbe stato impossibile, perché riescono a essere assunti dai giornali solo i raccomandati. Ho proseguito a studiare e a fare esperienze e le occasioni sono arrivate per diventare giornalista professionista, prima con la scuola di giornalismo e poi con il lavoro.
Tornando alla domanda: sì, sceglierei ancora di fare la giornalista. È un lavoro impegnativo, che richiede responsabilità, studio continuo e capacità di ascolto, ma offre anche la possibilità di incidere sul modo in cui la realtà viene interpretata e compresa. In particolare, poter lavorare su temi come la diversità e l’inclusione all’interno di un grande quotidiano economico rappresenta una sfida stimolante e un privilegio, perché consente di portare questi argomenti al centro del dibattito pubblico.

Di cosa ti occupi e quali obiettivi pensi di aver raggiunto? (Elena, 11 anni)

Mi occupo di giornalismo economico e finanziario nella redazione Finanza e Mercati del Sole 24 Ore e, parallelamente, coordino i contenuti legati a diversity e inclusion. Il primo obiettivo è stato quello di imparare a occuparmi di materie che non ho studiato: sono laureata in Lettere e scrivo di finanza. E’ stata una bella sfida.
Nel secondo ruolo che ricopro sono riuscita, anche grazie al lavoro di tutto il team di Alley Oop, a integrare stabilmente il tema dell’inclusione nella narrazione economica e sociale. Il fatto che oggi questi argomenti siano considerati strategici anche da imprese e istituzioni è un segnale importante del contributo che siamo riusciti a dare al dibattito pubblico in questi dieci anni.

Perché è nato Alley Oop e che priorità ha per il 2026? (Domanda della fondatrice di BET SHE CAN, Marie-Madeleine Gianni)

Alley Oop è nato dall’esigenza di raccontare “l’altra metà” della realtà: storie, dati e prospettive che non trovavano spazio sufficiente nel racconto tradizionale dell’economia. L’obiettivo era e resta quello di dimostrare che diversità e inclusione non sono temi accessori, ma leve fondamentali di sviluppo e innovazione. Il 15 febbraio 2026 Alley Oop compie dieci anni e il percorso fatto è sicuramente quello di essere partite da “diversità più evidenti”, come quella di genere, a diversità meno visibili, come ad esempio le neurodivergenze.
Quest’anno festeggeremo il decennale con approfondimenti che ci racconteranno come è cambiata l’Italia dal 2016 ad oggi e quali sono le sfide che ci attendono nei prossimi anni: dall’inclusione degli italiani di seconda generazione a tutti i livelli professionali e sociali al superamento delle etichette nella comunità Lgbtq+, ad esempio.

Cosa pensi di BET SHE CAN?

Ritengo BET SHE CAN un progetto di grande valore, perché lavora sul concetto di possibilità e di fiducia nel potenziale delle persone, in particolare delle donne e delle ragazze. Iniziative come questa sono fondamentali per contrastare stereotipi e disuguaglianze strutturali, offrendo strumenti, esempi e modelli positivi. È un approccio pienamente coerente con i temi che affronto nel mio lavoro: l’idea che il talento esista ovunque, ma che le opportunità vadano create, riconosciute e sostenute.
Solo un’ultima riflessione: abbiamo investito molto nell’ultimo decennio nella formazione delle bambine e delle ragazze, anche nelle materie STEM. Stiamo raccontando loro che possono essere ciò che vogliono. Ma per farlo devono imparare a non caricarsi addosso lo zainetto dei lavori di cura non retribuiti, che nelle famiglie italiane pesa ancora per oltre il 70% sulle donne. La parità inizia in famiglia, suddividendo in modo equo (e in base anche alle inclinazioni e alle preferenze) non solo il peso delle faccende domestiche e della cura di figli e genitori anziani ma anche e soprattutto il lavoro mentale che questi comportano. Ora sembra un concetto lontano, ma sono certa che le ragazze di oggi riconosceranno ciò che sto dicendo quando lo incontreranno nel futuro. Allora sappiate fare la differenza, il Paese cambia anche grazie ai cambiamenti fra le mura domestiche.