09 Dic Intervista con Francesca Fedeli, co-fondatore di FightTheStroke.org
Francesca Fedeli è una donna risoluta e con un’energia contagiosa, lavora come imprenditrice sociale: “Come per altri miei colleghi Ashoka fellows (la fondatrice di BET SHE CAN è una tra questi!) ci occupiamo di risolvere un problema sociale, che abbia un impatto universale” spiega. Fedeli fa sue le parole del fondatore di Ashoka Bill Drayton: “Non mi accontenterò mai di dare solo una culla termica o di formare un solo medico a riconoscere i segni dell’ictus perinatale: non mi fermerò fino a quando non avrò rivoluzionato l’intero settore delle tante cause che concorrono alla condizione di disabilità di Paralisi Cerebrale”. La Fondazione Fight The Stroke supporta la causa dei giovani sopravvissuti all’ictus e con una disabilità di Paralisi Cerebrale, per garantire loro – e alle loro famiglie – un futuro migliore.
Di cosa ti occupi e quali obiettivi pensi di aver raggiunto? (Elena, 10 anni, domande fatte nel progetto “Anche noi Reporter!” sostenuto da IREN)
Con il mio lavoro, attraverso la Fondazione Fightthestroke, ho contribuito a portare attenzione su un tema spesso invisibile: la disabilità permanente di Paralisi Cerebrale che riguarda 50 milioni di persone nel mondo, da bambini piccoli che sono appena usciti dalla pancia della loro mamma fino a persone adulte. Ho creato, insieme a mio marito Roberto, un movimento che ha dato voce a tante famiglie e ha portato innovazione nella riabilitazione e negli sport adattati, nella ricerca scientifica, nelle tecnologie assistive, nel design inclusivo: cambiando così il sistema di cure e le prospettive di vita delle persone con Paralisi Cerebrale, come mio figlio Mario. Ho reso più accessibile l’informazione e l’accesso alle cure con evidenza scientifica, favorito l’innovazione e la collaborazione tra medici, istituzioni e persone con esperienza di vita, e contribuito così a migliorare la qualità di vita di tanti bambini e delle loro famiglie. Dal 2014 ad oggi il nostro lavoro ha permesso di migliorare la diagnosi precoce e l’aderenza alle terapie, riducendo così anche i costi per la società.
Cosa pensi che agli altri piaccia e non piaccia di te? (Valentina, 9 anni, domande fatte nel progetto “Anche noi Reporter!” sostenuto da IREN)
Credo che alle persone piaccia la mia trasparenza: noto che spesso mi usano come ‘centravanti di sfondamento’ per rappresentare le esperienze di gruppi di persone marginalizzate e rendere espliciti i loro bisogni. Credo invece che a molte persone non piaccia il mio perfezionismo, che può risultare intenso per chi lavora con me….anche meno 🙂
Se avessi la bacchetta magica e potessi trasformare qualcosa di te, cosa sarebbe? (Domanda estratta da “L’Età di mezzo” progetto Pilota Reggio Emilia)
Vorrei darmi tregua a volte, vorrei imparare a lasciar andare di più, le persone e le cose. E poi vorrei debellare l’epilessia, l’abilismo e chi è abituato a presumere tutto, guardando una sola etichetta diagnostica.
Ti è mai capitato che qualcuno ti dicesse che non potevi fare qualcosa? perché? (dal Libro-progetto “Volo con te”)
Sì, spesso. Quando sei genitore di un bambino con una disabilità, i professionisti del settore tendono a dirti cosa non si può fare o meglio cosa tu come madre non puoi fare o non puoi sapere, non sei mai presa sul serio fino in fondo. Mi hanno detto che non ce l’avremmo fatta, che era impossibile cambiare un sistema, che era troppo difficile portare innovazione in un settore così rigido: è allora che quelle frasi sono diventate carburante per dimostrare il contrario.
Hai mai paura? (Amira, 10 anni, dal Progetto 1, 2, 3, Storia!©” | Libricino dei mestieri 2025)
Molto spesso, la paura fa parte della nostra storia. Ho paura di tutto ciò che riguarda l’imprevedibilità dello stato di salute e ho paura del futuro che potrei garantire o meno a mio figlio. Lavoro spesso da sola e anche per questo motivo ho paura di sbagliare: con la costruzione di FightTheStroke abbiamo cercato di attraversare la paura condividendola con migliaia di altre famiglie.
Come riesci a convincere aziende e istituzioni a sostenere Fight The Stroke? (Domanda della fondatrice di BET SHE CAN, Marie-Madeleine Gianni)
Racconto la verità: ciò che riguarda i bambini riguarda tutti noi, il futuro della nostra società civile. Porto dati, progetti concreti che rispondono ai bisogni dell’area di business di quell’azienda: non chiediamo beneficenza, ma collaborazione, proponiamo innovazione sociale e formazione, azioni misurabili, con impatto reale. E credo che la nostra integrità e fibra etica nel tempo abbiano costruito fiducia.
Cosa pensi di BET SHE CAN?
BET SHE CAN rappresenta un messaggio potente: la possibilità, soprattutto per le ragazze, di coltivare il proprio potenziale senza paura di essere giudicate o limitate. È un progetto che mette al centro l’autonomia, la curiosità e la capacità di immaginare il futuro. Lo sento vicino ai valori di empowerment e di coraggio che cerchiamo di promuovere anche noi con la Fondazione FightTheStroke. La me preadolescente in una città di provincia delle Marche avrebbe voluto essere raggiunta da questo vostro messaggio: avrei faticato meno a trovare la mia strada!

Accompagna la crescita di bambine e ragazze nella fase della preadolescenza attraverso strumenti di supporto allo sviluppo della consapevolezza di ciò che sono e di ciò che vogliono essere, fino alla libertà nelle loro scelte e azioni.