25 Nov Intervista con Caterina Malinconico
Quanto creatività si ha da piccoli. Così pronti ad immaginare luoghi fantastici, spazi fiabeschi, oscuri, meravigliosi. Si è naturalmente costruttori di sogni. Come sosteneva Maria Montessori, le bambine e i bambini sono competenti, basta solo insegnare loro un metodo per apprendere e mettere a frutto quell’immenso potenziale non ancora corrotto dai pregiudizi, dai limiti che gli adulti si pongono e dalle barriere sociali. Esiste una scuola per gli architetti di domani, la SOU Schools of Architecture for Children con esiti sorprendenti. Si legge nelle pagine del sito che “La missione della Scuola è stimolare la riflessione, la progettazione e l’azione per un miglioramento della società (…). Vogliamo che i nostri bambini siano abituati alla libertà del pensiero, alla magia della creatività, al desiderio di rendere possibile l’impossibile e possano realizzare i propri sogni”.
Ad aprire la sede milanese – insieme all’Arch. Mario Cucinella – e a dirigerla c’è Arch. Caterina Malinconico. Dal 1998 al 2021 ha ricoperto il ruolo di Coordinatrice didattica del Corso Triennale di Interior Design e Scenografia degli Eventi presso l’Istituto Europeo di Design (IED) Milano, specializzandosi in formazione didattica sul Design, Design Thinking e sviluppando progetti di tesi con aziende partner su temi legati alla ricerca e all’innovazione. È docente presso accademie ed università. Nel 2023 ha aperto a Milano SOU Milano.
Che cosa ti piace del tuo lavoro? (Francesca, 9 anni, partecipante al progetto IREN “Anche noi Reporter!”)
Del mio lavoro mi piace la variabile di essere in grado di sorprendermi! Ogni giorno mi accorgo che occuparsi di progetto inteso come relazione, osservazione, sfida didattiche, format innovativi mi emoziona. Invece per quanto riguarda il progetto SOU MILANO, la scuola di architettura per bambini che dirigo, la trasversalità dei temi che ogni progetto architettonico fa emergere, così come la conoscenza plurisensoriale, l’osservazione della natura, degli edifici e delle opere d’arte, la sperimentazione di materiali e tecniche, attraverso il gioco come scoperta, stimolano nei bambini la creatività e favoriscono la libera espressione e l’apprendimento. Ed è per tutti questi motivi che farli entrare in contatto fin da piccoli con l’architettura e le discipline ad essa connesse, con un preciso focus sulla sostenibilità ambientale e comportamentale, vuol dire contribuire al loro sviluppo come futuri cittadini consapevoli.
Qualcuno o qualcosa ti ha ispirata? (Maddalena, 9 anni, partecipante al progetto IREN “Anche noi Reporter!”)
Mi ha stimolato molto aver incontrato nel mio percorso Farm Cultural Park – e precisamente Florinda Saieva ed Andrea Bartoli che non solo sono i fondatori di SOU, ma mi hanno conquistato quando ho ascoltato una frase che sento spesso nella loro quotidianità: rendiamo possibile l’impossibile.
C’è qualcosa che gli altri non sanno di te? (Domanda estratta da “L’Età di mezzo” progetto Pilota Reggio Emilia)
Per me l’io non dovrebbe esistere, dovremmo pensare ed agire al plurale. Tutti i miei progetti sono strutturati con le persone e per le persone. Soli è più facile, ma insieme si va’ lontani.
Il progetto più difficile che hai realizzato? (Irine, 11 anni, Progetto 1, 2, 3, Storia!©” | Libricino dei mestieri 2025)
Io mi occupo da sempre di didattica e formazione.
Progettare per i bambini, nella scuola di architettura che dirigo, è in assoluto il progetto più difficile che io abbia mai dovuto affrontare. I bambini non hanno filtri, né costruiscono relazioni per interesse ed hanno nei loro occhi lo stupore, l’entusiasmo che mi piacerebbe trovare altrove, anche nella quotidianità di noi adulti.
Hai mai paura? (Amira, 10 anni, Progetto 1, 2, 3, Storia!©” | Libricino dei mestieri 2025)
Impossibile non averne! Ogni progetto è una prova che mi incute incertezza. Sono sicura che la bellezza che genera partecipazione da un pensiero attraversato da un timore costruttivo, sia necessaria per serve a per costruire un futuro migliore.
Cosa porta di diverso lo sguardo di bambine e bambini sull’architettura? (Domanda della fondatrice Marie Madeleine Gianni)
Nel mondo di oggi, dove è molto forte il rischio di perdere di vista il valore delle persone, lavorare con i bambini –con chi sta scrivendo il futuro senza nessun pregiudizio e che ha la forza di generare empatia, ascolto e relazione – è uno scenario in cui è impossibile non immergersi. Per questo nel 2023, insieme all’Architetto Mario Cucinella, abbiamo aperto a Milano la scuola di architettura per bambini, che è un’associazione no-profit che si adopera affinché i cittadini del domani- i nostri bambini e bambine – che vivono in un mondo segnato da guerre, crisi ambientali e disuguaglianze, abbiamo gli strumenti per affrontare le sfide future.
Tra gli obiettivi della scuola c’è la speranza di contribuire alla creazione di società inclusive in cui tutti gli individui, indipendentemente dalla loro origine, genere, etnia o classe sociale, possano avere accesso a risorse, opportunità ed equità nel trattamento.
Occuparsi di architettura con i bambini non vuol dire invitarli a riprodurre strutture o edifici in miniatura, ma ha un significato molto più ampio: significa promuovere la contaminazione dei saperi, la cultura del progetto, ma anche buone pratiche di cittadinanza attiva; significa incoraggiarli a sviluppare un pensiero critico e confrontarsi con la dimensione sociale fin da piccoli.
Cosa pensi di BET SHE CAN?
In un mondo in rapida trasformazione, oggi la cultura è chiamata a dialogare con le tecnologie, con i nuovi linguaggi e le aspettative delle nuove generazioni. Ed in questo contesto l’innovazione culturale oggi rappresenta una grande opportunità: ma non si tratta solo di introdurre strumenti digitali, ma di accompagnarci verso un cambiamento più profondo: la libertà di scelta e di confronto amplifica la possibilità di avere un futuro migliore. Ogni essere umano, così come una bambina, deve poter crescere libera di scegliere chi vuole essere, senza etichette e senza limiti.

Accompagna la crescita di bambine e ragazze nella fase della preadolescenza attraverso strumenti di supporto allo sviluppo della consapevolezza di ciò che sono e di ciò che vogliono essere, fino alla libertà nelle loro scelte e azioni.