18 Set Intervista con Bianca Arrighini, co-founder & CEO di Factanza Media
Vulcanica, creativa, sorprendente. Difficile definire con altre parole Bianca Arrighini – e la sua storia rispecchia la sua genialità e la sua voglia di fare la differenza. Nel 2021 è stata selezionata da Forbes tra i 100 under 30 più influenti in Italia, nel 2022 Ashoka Italia l’ha nominata tra i giovani che stanno portando un importante impatto al Paese, nel 2023 è stata selezionata da LinkedIn tra le 5 Top Voices in Italia per le nuove generazioni. Bocconiana, ha conseguito un master presso l’IE Business School, per il quale ha ottenuto la borsa di studio IE Women Scholarship, destinata a sostenere donne impegnate nel raggiungere risultati significativi sia nelle loro carriere professionali che personali. Nel 2020 ha fondato Factanza Media, startup che rende l’informazione più accessibile alle nuove generazioni. Oggi conta più di 1,5M follower under 35 sui social – Bianca ricopre il ruolo di CEO e dirige la linea creativa.
Che cosa ti piace del tuo lavoro? (Francesca, 9 anni, partecipante al progetto IREN “Anche noi Reporter!”)
La cosa che amo di più del mio lavoro è sentire che ha un impatto sul mondo che mi circonda. Non solo a livello grande, quando raggiungiamo tante persone con i nostri contenuti, ma anche nelle piccole cose.
Per esempio, quando qualcuno decide di andare a votare dopo aver letto un nostro post, quando ci dice che si è sentito meno solo, quando decide di cambiare le sue azioni o quando capisce finalmente un tema che gli sembrava lontanissimo e complicato.
Sono quei momenti che mi fanno pensare: “Ok, questo è il senso di tutto”.
E poi c’è un’altra cosa che mi piace tantissimo: che ogni giorno imparo qualcosa di nuovo. Fare questo lavoro significa vivere immersa nel cambiamento, dovermi aggiornare continuamente, farmi domande, studiare, scoprire. È come avere un abbonamento permanente alla curiosità, che ti spinge sempre a guardare il mondo con occhi freschi. Questo, credo, è il privilegio più grande: non smettere mai di crescere, imparare e di meravigliarmi.
Hai paura di qualcosa? (Elisa, 8 anni, partecipante al progetto IREN “Anche noi Reporter!”)
Sì, ho paura di perdere la mia parte bambina crescendo. Perché il mondo, la vita e la società spesso tendono a smussarla e ad appiattirla, buttandoti in un mare di razionalità e realismo. E in questo processo tutto diventa un po’ più grigio, meno colorato. Ma la parte bambina è quella che ti fa guardare le cose con stupore, che ti fa ridere per una sciocchezza, che ti porta a fare milioni di domande (anche quelle che sembrano banali e che invece aprono porte nuove). Con gli occhi da bambina riesci a vedere dettagli che altri non vedono, a immaginare mondi che ancora non esistono, a credere che le cose possano cambiare davvero. Perdere questa parte significherebbe vivere una vita più piatta, e io credo che la vera sfida di diventare adulti non sia smettere di essere bambini, ma riuscire a portarsi dietro la propria parte bambina. Per me crescere non deve voler dire diventare più grigia, ma imparare a unire la responsabilità di un’adulta con lo sguardo colorato e curioso dei bambini.
Cosa vorresti cambiare di te? (Giorgia, 10 anni, partecipante al progetto IREN “Anche noi Reporter!”)
Vorrei imparare a rallentare. Sono sempre di corsa dietro a mille progetti, mille idee, mille obiettivi. È bello, perché mi dà energia, ma a volte mi rendo conto che così rischio di non godermi abbastanza il presente, ed è un terribile errore perché se nulla è per sempre, figurati il presente.
Puoi essere sostituita dall’intelligenza artificiale? (Sofia, 12 anni, Progetto 1, 2, 3, Storia!©” | Libricino dei mestieri 2025)
Direi di no… sono più simpatica. Scherzo. In realtà in molte cose sì, perché l’intelligenza artificiale è uno strumento potente che può velocizzare, semplificare e addirittura potenziare il mio lavoro. Ma la cosa più bella è proprio questa: non mi sostituisce, mi aiuta a fare meglio. Quello in cui non mi potrà sostituire sono le emozioni, la capacità di creare cose che non esistono e l’empatia.
Come hai affrontato le difficoltà iniziali nel costruire una startup di successo? (Domanda della fondatrice Marie Madeleine Gianni)
Con tanta determinazione, ostinazione e una passione enorme. All’inizio è stato davvero difficile: avevamo pochissime risorse, tanta incertezza, e spesso sembrava che il mondo fosse pieno di porte chiuse. C’erano giorni in cui tutto sembrava troppo grande per noi, ma quello che mi ha tenuta in piedi è stata la convinzione profonda – quasi testarda – che quello che stavo facendo aveva senso. E quella convinzione era alimentata da una passione fortissima, che mi dava energia anche quando ero stanca, che mi faceva alzare ogni mattina con la voglia di provarci.
E poi non ero sola: avere una co-founder accanto a me ha fatto tutta la differenza. Nei momenti più duri ci siamo sostenute a vicenda, ci siamo ricordate perché avevamo iniziato, e credo che senza quella forza condivisa e quella passione comune oggi non saremmo qui.
Cosa pensi di BET SHE CAN?
Penso che sia un progetto straordinario, perché incoraggia le ragazze a credere nelle proprie possibilità e a immaginare il proprio futuro senza limiti. Spesso cresciamo con l’idea che ci siano strade “giuste” o “sbagliate” a seconda di chi sei, e invece quello che serve davvero sono role model che rompano questi pregiudizi, uniti alla libertà di esplorare. BET SHE CAN ribalta questo schema: ti dice che puoi scegliere, che puoi osare, che puoi essere esattamente chi vuoi. E questo è il messaggio più importante che possiamo dare oggi alle nuove generazioni.

Accompagna la crescita di bambine e ragazze nella fase della preadolescenza attraverso strumenti di supporto allo sviluppo della consapevolezza di ciò che sono e di ciò che vogliono essere, fino alla libertà nelle loro scelte e azioni.