Antonella Indelicato, responsabile HR di Credem

Intervista con Antonella Indelicato, responsabile HR di Credem

Dall’area commerciale alla formazione, dal Marketing strategico alla gestione dei progetti fino a ricoprire il ruolo chiave di responsabile del personale. Una carriera in Credem che denota grande spirito pionieristico, voglia di imparare e di mettersi in gioco quella di Antonella Indelicato, bocconiana con un master in gestione d’Impresa. Credem, uno dei più solidi gruppi bancari in Europa ha ottenuto l’attestazione dell’equità retributiva di genere assegnata da Equal Salary Foundation – una rarità in ambito bancario, ma nel nostro Paese in quasi tutti i settori – e la certificazione sulla parità di genere nelle politiche gestionali attuate verso le persone (selezione, formazione, sviluppo professionale, job rotation). Indelicato è un esempio di tenacia, sostanza e professionalità che BET SHE CAN ha avuto il piacere di incontrare.

Che miglioramenti hai generato con il tuo lavoro? (Alice, 10 anni, dal progetto “Anche noi Reporter!” )

A questa domanda si può rispondere in tanti modi.
A me piace rispondere nel modo un po’ più romantico e quindi pensando ai miglioramenti che ho generato non tanto in termini di efficacia, efficienza nei processi che sono stati la parte più ardua del mio lavoro, ma ai miglioramenti che ho contribuito a generare sulle persone. E mi riferisco non solo alle persone già molto motivate e performanti, ma soprattutto a quello persone che stavano attraversando un momento di demotivazione, delle persone che dopo un percorso fatto insieme ho visto in grado di esprimere al meglio le loro capacità, sbocciare.
Mi piace partire dalla convinzione che ogni persona debba essere valorizzata per i suoi talenti e tutti ne abbiamo almeno uno. Significa avere uno sguardo molto allargato significa tanto lavoro e anche tanto ascolto.

Il progetto più difficile che hai realizzato? (Irene, 11 anni, dal Progetto 1, 2, 3, Storia!©” | Libricino dei mestieri 2025)

Non parlerò di un progetto specifico anche perché sarebbe troppo difficile spiegare che lavoro facciamo in banca (in banca ci sono 170 mestieri diversi e io ne ho fatti una quindicina) quindi non mi concentro su un progetto operativo.
È stato molto difficile arrivare in un ruolo apicale.
Molto difficile perché io credo di lavorare in un’azienda meritocratica ma ho dovuto affermare comunque la mia professionalità partendo da un contesto nel quale ero circondata solo da uomini. Oggi nel top management la componente femminile è ancora limitata ma negli ultimi 10 anni abbiamo fatto tantissimi progressi.
Essere circondata da un contesto culturale e sociale che talvolta presuppone dinamiche molto maschili, è stato molto difficile perché non ho mai voluto rinunciare alla mia leadership femminile. La costante attenzione al dettaglio, alla determinazione, all’esserci e stare sul pezzo è stato uno sforzo di energia importante che non è mai calato nel tempo. Quando mi hanno proposto di diventare l’HR Director sarei falsa a dire che non me l’aspettavo o non ci speravo ma non me l’aspettavo così presto. La mia prima reazione, me lo ricordo benissimo, è stata e adesso?
Quando ho salutato i colleghi del servizio precedente ho chiuso la convention con una frase di Churchill che diceva “Piedi sempre ben piantati per terra e occhi alla luna”: radicamento e sguardo alto.

Qual è il pregiudizio primo con cui ti sei scontrata? (Irina, 12 anni, dal Progetto 1, 2, 3, Storia!©” | Libricino dei mestieri 2025)

Anni fa, un collega mi chiese: “Ma se tu fai più carriera di tuo marito è un problema per la tua famiglia?”.
Io non capii la domanda, cioè non riuscivo proprio a capirne la finalità.

Chi o cosa ti ha ispirata? (Maddalena, 9 anni, dal progetto “Anche noi Reporter!” )

Mio padre è stato un lottatore incredibile perché lui purtroppo si è ammalato quando sono nata io. E da lì è stata sempre una lotta e lui è stato un lottatore…
Più lui stava male, più emergeva questa forza di vita; infatti, lo chiamavamo il gatto dalle sette vite perché ne ha passate veramente tantissime, ma ha affrontato tutto sempre con dolcezza. Noi 4 figli abbiamo avuto una venerazione per lui. I miei figli non lo ricordano ma lo rivivono tramite il mio di ricordo.

Cosa ti piace di più e cosa di meno dell’età che stai vivendo e che titolo daresti a questa fase della vita? (Domanda estratta da “L’Età di mezzo” progetto Pilota Reggio Emilia)

Sento di aver ancora poco tempo da dedicare ai miei figli.
Ma la cosa che mi piace di più è che sto scoprendo una parte di me grazie a loro che non pensavo di avere, una parte estremamente protettiva.
I figli richiedono di avere grandissima flessibilità, ascolto empatico e sono qualità sviluppate da portare anche nel lavoro.
Il titolo di questa fase della vita è “equilibrio”: da un punto di vista personale cerco ogni giorno un equilibrio nei confronti della mia famiglia e dall’altro c’è l’equilibrio da sostenere nel mio lavoro.

Cosa può fare una donna in posizione apicale per altre donne? (Domanda della fondatrice di BET SHE CAN, Marie-Madeleine Gianni)

Essere di grande esempio, raccontare la propria storia, raccontare le proprie origini, che nel mio caso sono, come ho detto, molto umili. Mi sono trasferita per laurearmi in Bocconi, ho lasciato la Puglia e dopo una precedente esperienza lavorativa sono stata assunta in Credem Mi piacerebbe che le altre donne sapessero che se veramente ci credi e il tuo intento è forte, troverai il modo per realizzarlo.

Cosa pensi di BET SHE CAN?

Ho letto tutte le interviste: voi lavorate sull’intervento delle ragazze già da piccole, da giovanissime, quando sono completamente avulse da pregiudizi.
Anzi, nel loro piccolo fanno anche una lotta nei confronti di chi invece questi pregiudizi li ha, attraverso le loro domande, attraverso la loro curiosità e i loro stimoli.
Quindi è un progetto molto molto bello.
Credem da dieci anni lavora su questa direzione, ridurre il gender gap, l’importante è mantenere la rotta. Aborro il concetto di quote rosa a favore di una meritocrazia profonda, invece questa linearità continua indica un lavoro costante per dare la stessa opportunità agli uomini e alle donne.